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S.Agnese: i miracoli in acqua termale nel

S.Agnese: i miracoli in acqua termale nel "Bagno grande"


pubblicato il21/03/2017 09:33:25 sezione "News"

Nell’età dei comuni, Chianciano fu travolta dalle guerre tra Guelfi e Ghibellini e aspramente contesa da Siena, da Orvieto e da Montepulciano che vantava diritti sulle sue acque. In questo nebuloso periodo, la storia viene rischiarata da una miracolosa vicenda attribuita a Sant’Agnese Poliziana, poiché”per i meriti di Lei, Dio operò nel Bagno Grande, vari e stupendi miracoli…..” Questo avveniva nel 1317. Nel 1349 Chianciano passava sotto la protezione di Siena, e nel 1494, faceva pace definitiva con Montepulciano. La sua fama seguita ad intrecciarsi con quella delle sue acque, poiché di esse si fanno ampie relazioni anche a Siena, di esse si scrive e si studia “non oro, né argento né terre ma, valore assai maggiore, l’istruzione sull’uso dell’acqua Santa di Chianciano”
In epoca precendente, Terme Romane erano degli edifici pubblici e rappresentavano uno dei principali luoghi di ritrovo durante l’antica Roma a partire dal II secolo a.C. Era un luogo di socializzazione, di relax e di sviluppo di attività vive per uomini e donne che, in spazi e orari separati, facevano il bagno nudi. Le prime terme nacquero in luoghi dove era possibile sfruttare le sorgenti naturali di acque calde o dotate di particolari doti curative. Sulla collina dove sorgono oggi le piscjne termali Theia che portano il nome della titanessa etrusca della luce, già gli Etruschi celebravano i loro riti sacri alla dea Selene, la luce. Con il tempo si diffusero anche dentro la città, grazie allo sviluppo di tecniche di riscaldamento delle acque.
Le terme romane trassero la loro origine dalla fusione del ginnasio greco con il bagno a vapore egizio. L’Egitto in effetti, già dai tempi di Tolomeo, raggiunse il livello di conoscenze tecniche necessario per realizzare tali opere, come dimostrato dai reperti archeologici del delta del Nilo formati da due locali circolari, chiaro precedente del laconium romano. Già 200 anni prima di Agrippa erano molto frequentati dai romani ; in seguito gli imperatori romani fecero a gara per superare i loro predecessori con Terme sempre più grandiose.
Esse erano strutturate come veri e propri monumenti, ed esistevano due classi di terme, una più povera destinata alla plebe, e una più fastosa destinata ai patrizi. Lo sviluppo tipico interno era quello di una successione di stanze, con all’interno una vasca di acqua fredda, la sala del frigidario, solitamente circolare con copertura a cupola e acqua a temperatura bassa, seguita dall’esterno dal calidario, con bacini di acqua calda. Attorno a questi spazi principali si sviluppavano gli spazi accessori, la sauna, la sala di pulizia, la palestra.
Una delle abitudini legate all’uso delle terme era quella di gettare nell’acqua profumi e vini speziati. Nelle terme ci si lavava con oli profumati e il sapo, che era costituito da ceneri vegetali e grasso animale, e anche con pietre pomici e pietre fatte di argilla. Dopo il lavaggio, i fruitori delle terme erano soliti spostarsi nelle sale adibite ai massaggi, che effettuavano con oli profumati e unguenti speciali (importati per lo più dall’Oriente e dall’Egitto, come la mirra e l’olio di mandorle). Le grandi Terme nascono con Nerone, Costantino trasmette la cultura termale in Oriente e, l’Impero bizantino trasmetterà questa pratica al mondo musulmano da cui poi ispirati dalle Terme Romane costruiranno i Bagni Turchi.
Si sa per certo che il grande re etrusco Porsenna (VI secolo a.c.) venne alle terme chiancianesi come a privilegiata zona di fecondissimi ozi e cure proficue. Ce lo narra una lapide del 1600 che afferma “Balnea ista inter celebres Porsennae delicias insigna” (questi bagni, insigni tra le celebri delizie di Porsenna) ma, se il documento seicentesco pecca di retorica, la presenza di regale vita etrusca è documentata dagli scavi e dagli oggetti qui ritrovati.
i Principi etruschi che abitavano a Chiusi (allora Charmas), poterono sperimentare e conquistare questa magìa sulle terme chiancianesi, anche allora capaci d'incredibili guarigioni. Sembra infatti che Chianciano porti nel nome il segno della sua antichità, sia che vogliano riconoscergli la caratteristica radice "clan" o "glan" dei linguaggi mediterranei nel qual caso significherebbe "zona vicina a fiume fangoso" (che potrebbe essere la Chiana) oppure la radice "clan" del linguaggio etrusco, nel qual caso dovrebbe significare "figlio" che ad alcuni studiosi non sembra opportunamente riferibile a Chianciano stessa. Alcuni pensano che "Chianciano" derivi da "Cis Clanas" (al di qua della Chiana) o dal nome di un centurione romano.
Queste Acque entrarono a far parte della storia nell'epoca dell'Impero Romano, per la testimonianza di scrittori e di poeti come Varrone, Tibullo e Orazio: quest'ultimo, nell' Epistola 15 del I libro, compatisce il povero malato che deve sciacquarsi lo stomaco e fare il bagno alle "Fonti chiusine"...
Le "Fontes Clusinae" pare non possano essere che queste attuali Terme di Chianciano (essendo poco distanti da Chiusi che era la città più importante), anche perché sono stati ritrovati resti di costruzioni balneari, tubature in piombo, una bellissima statua in bronzo chiamata "Apollo salutare", un'altra in pietra chiamata "Mater Matuta" e la biga di Diana Sillene (III-IV secolo avanti Cristo), ora al museo archeologico di Firenze. Il poggio ove sono stati rinvenuti questi preziosi oggetti si chiama ancora "Sillene" e c’è chi fa derivare questo nome da Diana e chi da Sethlas, dio etrusco delle profonde scaturigini, chi da Silla che qui stanziò le sue truppe.




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